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Cassatelle di Agira

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Le cassatelle d’Agira (denominazione comunale) sono dolci tipici della gastronomia ennese, originari della cittadina di Agira ma diffusi non solo nella provincia di Enna, ma altresì in gran parte della Sicilia orientale.

Famose come cavallo di battaglia della pasticceria dell’Ennese, le cassatelle hanno forma di mezzaluna, preparata pasta di frolla, tenera e color giallo oro spolverata di zucchero a velo, con un prelibato e gustoso ripieno di un impasto di cacao, mandorle tritate, farina di ceci, zucchero e scorza di limone essiccata, con eventuale aggiunta di cannella.

Alle cassatelle di Agira, è dedicata una sagra che si svolge nel paese natio di Diodoro Siculo, Agira appunto, nel mese di ottobre di ogni anno. Le cassatelle sono disponibili per tutto l’anno in tutti i ristoranti, i bar e le pasticcerie della provincia ennese ed in numerosi ristoranti catanesi. Dato che il prodotto è molto laborioso e necessita di parecchi passaggi custoditi gelosamente e tramandati di generazione in generazione, le manifatture di questo dolce variano sensibilmente. Recentemente si assiste ad un notevole proliferare di vili imitazioni che nulla hanno ache fare con il prodotto originario. In attesa dell’ufficializzazione della De.Co. (Denominazione Comunale), verificare che le dimensioni del prodotto siano almeno 10×6 cm, che l’impasto sia morbido e non asciutto/secco, che non sappia esclusivamente di cioccolato/cacao (bisogna sentire anche la mandorla), che la pasta frolla non sia biscottata o molliccia.

PREPARAZIONE
Le cassatelle di Agira seguono un particolare ed assai antico procedimento di preparazione, che conferisce loro un sapore, un odore e un aspetto inconfondibili ed originali. Per preparale, si tritano le mandorle con zucchero e cacao aggiungendo dell’acqua, per poi cuocere l’impasto a fuoco lento. In questa fase vanno aggiunti la farina di ceci, la cannella e le scorze di limone, finché l’impasto non si compatta e può essere quindi spalmato sui cerchi di pasta frolla, da richiudere infine a mazzaluna.

Ai nostri giorni

Agira, si presenta come una bella cittadina tranquilla, con le case abbracciate le une alle altre, un impianto viario e una struttura urbanistica chiaramente riconducibili agli Arabi ( ancora discretamente conservato nel quartiere Rocche di S. Pietro), le sue bellissime e numerose chiese, alcune risalenti all’epoca dei Normanni, e in gran parte ricostruite con gusto barocco dopo il terremoto del 1693, i suoi antichi conventi, tra i quali quello di S. Agostino dei Padri ErimitaniAgostiniani, e quello, recentemente restaurato, di Maria SS. della Raccomandata. Ma ciò che probabilmente suggestiona maggiormente il visitatore sono gli incredibili panorami che si possono godere dalla scenografica Piazza Roma, dal belvedere della Torre di S. Nicola e dal Castello Medievale, in un giro d’orizzonte che va dall’Etna alla Piana di Catania, dai laghi artificiali Pozzillo e Sciaguana alle Madonie e ai Nebrodi.

Comune di Agira

Agira sorge su una montagna a 670 metri d’altezza, a metà strada tra Enna e Catania, sulle pendici del Monte Teja. Il suo territorio, offre panorami magnifici sulla vetta del Monte, maestosa e la veduta dell’Etna e del lago Pozzillo.

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Conta 8351 abitanti, situato a 35 Km a Nord-Est del capoluogo.

Il territorio comunale si estende per 163 chilometri quadrati, fra un altitudine minima di 130 metri ed una massima di 828 ( monte Scalpello), e viene per la maggior parte destinato alle coltivazioni estensive ( frumento, fave, viti, olivo, mandorlo, ecc.)  e ad attività molitorie e zootecniche.

Definire Agira città antichissima non è nè fantastico nè gratuito, perchè basta scorrere, anche soltanto brevemente, la sua storia, per accorgersi che la sua origine si colloca già ai tempi delle prime frequentazioni umane nella zona interna della Sicilia e che la sua vita si intreccia ed interagisce con quella di tutte le città siciliane più antiche sia della costa che dell’interno.

Il suo stesso nome denota un’origine greca se, come sostengono alcuni storici, tra cui l’Attardi, il Rubulotta e il Fazello, deriva dal greco Argyrion o Agyrion che significa argento. Nel suo territorio, infatti pare che fossero presenti miniere d’argento, delle quali però oggi non resta alcuna traccia.